Etnobotanica e storia percorrendo il cammino sulle vie dell’esilio di Santa Rosa da Viterbo a Soriano nel Cimino e Vitorchiano, in occasione della sua ventesima edizione. Take Off editore.
Nato a Viterbo nel 1955, Silvio Cappelli esprime un percorso professionale e intellettuale unico, diviso tra un profondo impegno nel sindacato bancario e una costante attività di ricerca, salvaguardia archivistica e animazione culturale nella Tuscia.
Assunto nel 1978 nel settore creditizio, ha vissuto le grandi trasformazioni del comparto operando per la quasi totalità del rapporto di lavoro come dirigente sindacale a tempo pieno. In oltre quarant'anni di attività ha seguito i lavoratori ricoprendo incarichi di segreteria provinciale, regionale e nazionale prima nella Fisac Cgil, poi nel Sinfub e infine nella Fabi.
Accanto all’impegno sociale, Cappelli ha tradotto la passione per la propria terra in un rigoroso cammino accademico. Laureato in Conservazione dei Beni Culturali con una tesi di bibliografia viterbese, ha poi conseguito con lode la laurea specialistica in Archivistica e Biblioteconomia presso l'Università della Tuscia. Questo specifico profilo lo ha portato a collaborare attivamente con le istituzioni del territorio, supportando scientificamente il Museo delle tradizioni popolari di Canepina nella valorizzazione della professione del “facocchio” e prestando a titolo onorario la propria qualifica professionale per garantire la tutela normativa di archivi locali.
Giornalista pubblicista dal 1994, ha firmato centinaia di articoli di cronaca e cultura per il Corriere di Viterbo, La Città e Tusciaweb. Dal 2010 mette le sue competenze al servizio della comunità scientifica in veste di direttore responsabile della rivista Culture del testo e del documento.
Nel 2003 ha fondato l’Associazione Culturale Take Off, di cui è presidente, promuovendo iniziative di grandissimo richiamo: dai mercatini tematici come il mensile PaperOnly, mercatino del collezionismo cartaceo, alle mostre dedicate a Pasolini e Pirandello nel Castello di Soriano nel Cimino, fino ai celebri cammini storici legati al culto di Santa Rosa e dei Santi Valentino e Ilario.
Nel campo della memoria visiva e cinematografica viterbese, Cappelli porta avanti un’importante opera di archeologia documentale. Oltre al celebre ritrovamento e restauro della rara pellicola del 1951 Piume al vento, coordina progetti di ricostruzione storica unici nel loro genere. Tra questi spicca lo studio analitico e la pubblicazione della filmografia completa del Cinema Nazionale di Viterbo e della sua Arena nel periodo d'oro dal 1949 al 1961, un tassello fondamentale per la riscoperta della socialità, del costume e della cultura urbana della Viterbo del secondo dopoguerra.
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L’opera di trasformazione fondiaria realizzata da Bianca Maria Hubner. Take Off editore.
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L’officina del gas, il mattatoio comunale, il facocchio, la fabbrica di mattonelle e il vivaio del Consorzio agrario a Viterbo. Take Off editore.
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Manziana, Vecchiarelli editore.
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In occasione dell’intitolazione della Sala conferenze dell’Università degli Studi della Tuscia all’interno del Castello Orsini. Viterbo, Tipografia Grazini & Mecarini.
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Manziana, Vecchiarelli editore.
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In «Culture del testo e del documento. Le discipline del libro nelle biblioteche e negli archivi», Manziana, Vecchiarelli editore, n. 8, pp. 23-42.
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In Andrea Nemiz, «Per Santa Rosa avanti! Viterbo il Campanile che cammina: storia, tradizione, cronaca», Roma, Mister Pinkus.
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Manziana, Vecchiarelli editore. Pubblicazione curata da Silvio Cappelli.
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Viterbo, Tipografia Grazini & Mecarini.
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Manziana, Vecchiarelli Editore. Pubblicazione curata da Silvio Cappelli.
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Manziana, Vecchiarelli Editore. Pubblicazione curata da Silvio Cappelli.
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In «Culture del testo. Rivista italiana di discipline del libro», Corazzano – San Miniato, Titivillus Editore, gennaio-aprile 1997, pp. 89-95.
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Viterbo, Tipografia Grazini & Mecarini.
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In Lucio Antonio Calandrelli, «Una storia nella storia», Viterbo, Cassa Rurale ed Artigiana di Viterbo.
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Viterbo, Supplemento a «La città» n. 23 del 3/12/1992.
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Guida realizzata con continuità e cadenza annuale, stampata dalla Tipografia Grazini & Mecarini per conto della Banca di Viterbo.
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Guida esplicativa realizzata con continuità e cadenza annuale, stampata dalla Tipografia Grazini & Mecarini per conto della Banca di Viterbo.
Lavorare sui registri e sui borderò d'epoca di una singola sala cinematografica locale, come il Cinema Teatro Nazionale di Viterbo, è stata un’operazione di alto valore documentario, ma ha comportato inevitabili insidie metodologiche. Quando le fonti storiche sono così circoscritte, anche un elenco di abbreviazioni strutturato in questo modo può prestarsi ad alcune cruciali avvertenze per il lettore:
• Il rischio di omonimia e sovrapposizione delle sigle - Nel mercato cinematografico del dopoguerra, specialmente nel settore delle piccole produzioni indipendenti o delle società di import/esportazione, molte sigle erano volatili. Una stessa abbreviazione (si pensi a sigle generiche come C.C.F. o ARCA) poteva identificare società diverse a distanza di pochissimi anni o indicare consorzi temporanei nati all’estero per una singola coproduzione e registrati in Italia sotto altro nome. Lo scioglimento proposto, per quanto storicamente documentato, non può quindi considerarsi “assoluto” o esaustivo per l’intero panorama nazionale.
• Errori di trascrizione e refusi nei registri originali (SIAE e borderò) - I borderò venivano spesso compilati a mano, in fretta, dall’esercente alla fine delle serate, o la mattina dopo, direttamente dagli agenti di zona. Non era raro che il compilatore dell’epoca alterasse le sigle delle case di distribuzione o produzione meno note (ad esempio omettendo o invertendo i punti di troncamento, o francesizzando sigle inglesi e viceversa). Di conseguenza, alcune abbreviazioni presenti nel testo potrebbero essere esse stesse dei “refusi storici” cristallizzati nei documenti d’archivio locali, rendendo difficile una corrispondenza perfetta con i dati ufficiali del Pubblico Registro Cinematografico.
• La distorsione del campione (Bias locale) - Poiché l’elenco deriva quasi interamente dalla programmazione del Cinema Teatro Nazionale, esso riflette inevitabilmente i gusti e le aspettative del pubblico locale, la tipologia di una sala di quarta categoria (spesso orientata verso rassegne popolari, melodrammi o seconde visioni a seconda degli anni) e, soprattutto, i canali commerciali preferenziali della gestione unica degli esercenti cinematografici di Viterbo (con capofila il Cinema Teatro Genio). Grandi case internazionali o importanti sigle di distribuzione nazionale potrebbero apparire sotto-rappresentate o del tutto assenti rispetto a sigle minori (italiane, francesi o spagnole) che avevano contratti di fornitura o pacchetti di film dedicati al territorio viterbese. Di conseguenza, l’elenco delle sigle non fotografa tutto il cinema che esisteva in Italia tra il 1949 e il 1961, ma solo i film che il gestore di quel cinema decideva (o poteva permettersi) di noleggiare.
• Logiche di circuito e di “pacchetto” - All’epoca, le case di distribuzione cinematografica imponevano agli esercenti di provincia i cosiddetti “blocchi” o pacchetti: per avere un film di grande richiamo, la gestione del Cinema Teatro Genio Spa era costretta a prendere anche tre o quattro film minori o documentari di sigle semisconosciute (come potevano essere la Secet, la U.F.U.S. o la EOS) che venivano dirottati sul Cinema Teatro Nazionale. Di conseguenza, alcune sigle compaiono nei registri SIAE non perché fossero importanti a livello nazionale, ma per precise dinamiche di noleggio della provincia viterbese.
• Mancanza delle “prime visioni” o di altri circuiti - Una grande casa di distribuzione internazionale (come la MGM di Via col vento) preferiva proiettare i suoi film di punta al Cinema Teatro Genio o in altre sale più grandi; di conseguenza nei borderò del Nazionale le sigle importanti, in alcuni casi, potevano apparire pochissimo o essere del tutto assenti. Questo elenco delle abbreviazioni, dunque, così come anche l’elenco dei film proiettati che le precede, è storicamente perfetto e accurato per spiegare cosa si proiettava al Cinema Nazionale di Viterbo, ma non può essere usato come uno specchio fedele di ciò che era l’intera industria cinematografica italiana ed europea di quegli anni. Non va inteso, quindi, come un dizionario universale delle sigle del cinema italiano, ma come uno straordinario e fedele spaccato parziale del circuito di scambio e di ricezione cinematografica della città di Viterbo in quel preciso periodo (1949-1961).
